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L’embrione: sviluppo, qualità e il suo ruolo nei trattamenti per la fertilità

17.7.2026 · 5 min lettura

Nei primi giorni dopo la fecondazione si gioca moltissimo — più di quanto la maggior parte delle persone immagini. Per le coppie che affrontano una FIVET, buona parte di ciò che deciderà l'esito è già in ballo in quel breve arco di tempo, ancor prima che si possa parlare davvero di gravidanza. Vale la pena, allora, capire cos'è un embrione, come cresce e perché in laboratorio lo si tiene tanto d'occhio.

Nei primi giorni dopo la fecondazione si gioca moltissimo — più di quanto la maggior parte delle persone immagini. Per le coppie che affrontano una FIVET, buona parte di ciò che deciderà l’esito è già in ballo in quel breve arco di tempo, ancor prima che si possa parlare davvero di gravidanza. Vale la pena, allora, capire cos’è un embrione, come cresce e perché in laboratorio lo si tiene tanto d’occhio.

Che cos’è, esattamente, un embrione?

«Embrione» è il termine che indica l’organismo in via di sviluppo nelle prime otto settimane circa dopo la fecondazione. Da lì in poi — grosso modo dall’ottava settimana di gravidanza — si parla di feto. In medicina della riproduzione, però, i riflettori sono puntati quasi per intero sulla fase iniziale: quei pochi giorni subito dopo la fecondazione, quando tutto si può seguire al microscopio.

Le fasi dello sviluppo embrionale

Giorno 0-1: fecondazione e i due pronuclei

La fecondazione è il momento in cui lo spermatozoo entra nell’ovulo. La cellula non perde tempo: comincia quasi subito a dividersi. Il giorno dopo si distinguono al microscopio due strutture chiamate pronuclei — una porta il materiale genetico dello spermatozoo, l’altra quello dell’ovulo. È vedendo questi che gli embriologi capiscono che la fecondazione è andata a buon fine.

Giorno 1-2: lo stadio a due cellule

A questo punto l’embrione si è diviso in due cellule, che si chiamano blastomeri. Entrambe contengono una copia completa del materiale genetico. Ed è già qui che parte la valutazione: le cellule sono simmetriche? sono uniformi? Sono i primi indizi di quanto sia buono l’embrione.

Giorno 2-3: lo stadio a quattro cellule

La divisione prosegue e ci si ritrova con quattro cellule. L’ideale è che siano più o meno della stessa dimensione, senza frammenti di materiale sparsi qua e là tra l’una e l’altra. Quando un embrione se la cava bene, in questa fase la divisione appare pulita e regolare.

Giorno 3: lo stadio a otto cellule e la morula

Terzo giorno: l’embrione, idealmente, è arrivato a otto cellule. Poco dopo il tutto si compatta in un piccolo grappolo chiamato morula — parola presa dal latino per «mora», che è più o meno ciò a cui somiglia. Le cellule si stringono le une alle altre e iniziano, per così dire, a comunicare.

Giorno 4-5: la blastocisti

Intorno al quarto o quinto giorno l’embrione diventa una blastocisti, ed è un passaggio importante. Per la prima volta si distinguono due parti nette: la massa cellulare interna, da cui nascerà il bambino, e il trofoblasto, che darà origine alla placenta. In mezzo c’è una cavità piena di liquido, il blastocele.

Giorno 5-6: pronta all’impianto

Una volta che la blastocisti si è espansa del tutto ed è «sgusciata» fuori dal suo involucro originario, la zona pellucida, è pronta a impiantarsi. Nella FIVET è questo il momento migliore per trasferirla. Una blastocisti di buona qualità, a questo stadio, ha buone probabilità di attecchire nell’utero.

Come si valuta la qualità dell’embrione

La classificazione

La classificazione si basa sull’aspetto — sulla morfologia, in termini tecnici. Per una blastocisti gli specialisti guardano soprattutto tre cose:

Da qui l’embrione riceve un voto: A per eccellente, poi a scendere B, C e infine D per scarso. Di regola sono le A e le B ad avere le migliori probabilità di impiantarsi e portare a una gravidanza.

Screening genetico: PGT-A

Molte cliniche, oggi, offrono anche il test genetico preimpianto, in sigla PGT-A. Serve a esaminare i cromosomi dell’embrione per individuare eventuali anomalie prima del transfer. Un embrione euploide — cioè con il numero giusto di cromosomi — ha più chance di dare una gravidanza sana.

Il transfer embrionale e l’impianto

Il transfer in sé è piuttosto semplice. Uno o più embrioni vengono depositati nell’utero attraverso un catetere sottile, di norma senza anestesia: è una procedura rapida e poco invasiva.

Quando si esegue il transfer?

Ci sono due momenti tipici: al terzo giorno, allo stadio a otto cellule, oppure tra il quinto e il sesto, quando l’embrione è ormai una blastocisti. La maggior parte delle cliniche propende per la seconda opzione. Le percentuali di successo sono migliori, e il motivo è abbastanza intuitivo: solo gli embrioni più robusti arrivano fino allo stadio di blastocisti.

«Non tutti gli embrioni fecondati arrivano allo stadio di blastocisti — ed è proprio questo a rendere questa fase così indicativa. Quando un embrione raggiunge il quinto o il sesto giorno, ha già dimostrato di avere un forte potenziale di sviluppo.»

— Dott.ssa Jana Voborská Neudeckerová

E poi?

Dopo il transfer si entra nella cosiddetta fase luteale. Ora l’embrione deve annidarsi nella mucosa dell’utero, cosa che di solito avviene tra i sei e i dieci giorni successivi. In questo periodo conviene andarci piano — meno stress e niente sforzi fisici pesanti.

Domande frequenti sullo sviluppo embrionale

Un embrione può svilupparsi normalmente fuori dal corpo?

Sì. Per i primi cinque o sei giorni gli embrioni crescono del tutto normalmente in laboratorio, tenuti in appositi terreni di coltura pensati per riprodurre il più fedelmente possibile le condizioni interne del corpo.

Quanti embrioni conviene trasferire?

La tendenza, ormai, è verso un unico embrione, soprattutto nelle donne più giovani con una prognosi già di per sé favorevole. Trasferirne uno solo abbassa il rischio di una gravidanza gemellare — e i gemelli, o più, portano con sé un tasso di complicazioni nettamente più alto.

Quali sono le probabilità di successo?

Dipende da alcuni fattori: l’età della donna, la qualità dell’embrione e le condizioni dell’utero. Con una blastocisti di alta qualità in una donna sotto i 35 anni, i tassi di impianto si aggirano più o meno tra il 50 e il 70% per ogni transfer.

I progressi dell’embriologia

L’embriologia ha fatto parecchia strada negli ultimi anni. Prendiamo i sistemi time-lapse: permettono al laboratorio di tenere sotto osservazione continua un embrione dentro l’incubatrice senza mai doverlo tirare fuori e disturbarlo. Il risultato è una lettura molto più chiara di come procede lo sviluppo — e una maggiore possibilità di individuare gli embrioni che vale davvero la pena trasferire.

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